I DCA: cosa fare?

Vedere un proprio caro che dimagrisce a dismisura o che dopo aver mangiato si alza e va in bagno a vomitare non è facile da gestire.
Se in famiglia abbiamo qualcuno affetto da anoressia, bulimia e più in generale da disturbi del comportamento alimentare, ci sentiamo impotenti, vorremmo aiutarlo ma non sappiamo come farlo e alcune volte, nell'intento di far bene abbiamo delle reazioni che possono peggiorare le cose, come quella di seguire la persona in bagno per impedirgli di vomitare, tentare di obbligarla a mangiare, ecc. A tutto ciò, segue spesso il senso di colpa per non essere stati capaci di aiutare chi si ama.
Serve aiuto e supporto, non solo alla persona affetta da questi disturbi ma anche ai familiari, alle persone che le stanno accanto!
I disturbi del comportamento alimentare investono ogni ambito della vita del soggetto che ne è colpito, alterandone non solo il corpo ma anche l'umore, la vita sociale, la sfera affettiva. La sofferenza, che il soggetto prova, si riversa dunque anche su tutto l'ambiente familiare che si trova spiazzato di fronte ad una persona che ha comportamenti inconsueti, che cambia improvvisamente, che appare irriconoscibile!
A complicare tutto c'è poi, frequentemente, il fatto che la persona affetta da tali disturbi si chiude in sé stessa, non desidera, almeno apparentemente, risolvere il proprio problema né, tanto meno, vuole l'aiuto degli altri!
Cosa fare se chi è affetto da un disturbo alimentare non accetta di essere aiutato?
Ogni caso richiede una valutazione individuale e un'analisi dettagliata del problema specifico, ma sulla base della nostra esperienza, possiamo aiutarvi a comprendere cosa sta accadendo e provare a suggerirvi alcuni utili consigli per sbloccare in breve tempo la situazione.
I disturbi del comportamento alimentare sono molto diffusi e in continuo aumento, soprattutto fra le adolescenti. Sono il modo più "semplice", " a portata di mano" per esprimere un disagio, un malessere profondo. È fondamentale accettare che anche i nostri figli, come tanti altri, potrebbero soffrire di un disturbo alimentare. Accettare che il problema esiste, è il punto di partenza per la ricerca delle soluzioni più adeguate. A questo punto, è importante non perdere tempo e rivolgersi ad un centro specializzato che sia in grado di affrontare il problema in tutte le sue componenti: psicologica, medica e pedagogico clinica.
Il contributo della famiglia resta tuttavia fondamentale sia per quanto riguarda la prevenzione che per la cura.
Per quanto riguarda la prevenzione occorre:
• Capire la sofferenza che il disturbo alimentare esprime poiché spesso i sintomi anoressico-bulimici portano alla luce un malessere più generale della persona e di tutta la famiglia.
• Saper riconoscere i Campanelli d'allarme

Campanelli d'allarme:
Indicatori fisici

-Variazione importanti del peso corporeo
-Vertigini o svenimenti

-Indebolimento, perdita di capelli

-Irregolarità nel ciclo mestruale e/o amenorrea

-Anomalie nella termoregolazione

-Irregolarità nel sonno

-Pelle secca, pallida o di colorito giallognolo

-Mal di gola, problemi dentali e gastrointestinali; gonfiori e ghiandole parotidee ingrossate
Indicatori comportamentali ed emotivi

-Intenso timore di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso

-La perdita di peso è ottenuta tramite la riduzione della quantità/qualità di cibo assunta e/o le abbuffate compulsive e l'uso di metodi inappropriati per prevenire il conseguente aumento di peso (vomito, lassativi, eccessiva attività fisica, digiuno, ecc.)

-Uso frequente della bilancia

-Eccessiva influenza del peso o della forma corporea sui livelli di autostima della persona

-Disagio nel mangiare in pubblico, la persona tende a mangiare di nascosto

-Parlare eccessivamente di peso, cibo, calorie, ecc.

-Estrema sensibilità al giudizio altrui

-Umore depresso e/o volubile

-Irritabilità e aggressività

-Ansia

-Impulsività


Per quanto riguarda la cura, ripetiamo che il disturbo deve essere affrontato in modo rapido ed efficace. Troppo spesso si perde tempo prezioso alla ricerca di un metodo "fai da te".
E' molto importante che il familiare sostenga il figlio nella cura, se possibile confrontandosi egli stesso con un esperto dei disturbi alimentari che può aiutarlo a:
diminuire il proprio carico emotivo dovuto alla sensazione di incapacità nel comprendere ed affrontare un problema così complesso e capire se ci sono elementi nelle dinamiche familiari, ma non solo, che mantengono il disturbo, al fine di ridurre i rischi di ricadute.

Stefania Pallini e Cristina Cherchi

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