La pedagogia clinica si è rivelata particolarmente efficace in relazione al problema dei disturbi del comportamento alimentare.
Questa disciplina si avvale di tecniche che prevedono, tra le altre cose, l’utilizzo della musica e dell’arte in tutte le sue forme (dalla pittura, alla scultura, dalla danza alla poesia).
Si ritiene molto importante, per chi soffre di questi problemi sviluppare la creatività, che permette di parlare di sé agli altri, occupare uno spazio, rappresentare la molteplicità delle proprie emozioni e sentimenti.
Con il suo approccio, la pedagogia clinica offre la possibilità di espressione: non si va a lavorare sul sintomo ma si dà alla persona una nuova disponibilità corporea, mentale ed emozionale con la quale affrontare le difficoltà incontrate. Tale nuova disponibilità corporea è favorita anche da metodi che insegnano a gestire il proprio ritmo respiratorio, la propria gestualità, le contrazioni e decontrazioni muscolari.
Chi è affetto da un disturbo del comportamento alimentare ha una scarsa fiducia nelle proprie capacità, una scarsa stima di sé, una tendenza ad estremizzare eventi e comportamenti. Trova un suo equilibrio nel controllo ossessivo del cibo e del peso, vivendo tale controllo come un modo per sentirsi più forti, una sorta di ’rivalsa’ sul senso di inadeguatezza.
La pedagogia clinica aiuta a riportare un nuovo e diverso equilibrio; un nuovo modo di vivere il proprio corpo, di percepirlo, di ascoltarlo.
La persona torna ad essere in armonia col proprio corpo e a poter nuovamente percepire sensazioni, emozioni che non si era più concesso; torna a dialogare con gli altri ma soprattutto con sé stessa.
Cristina Cherchi
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